IL NEPAL CON GLI OCCHI DI UN BAMBINO

Nepal, Nepal e ancora Nepal. Non c’è niente da fare, se un posto ti ruba l’anima e ti entra nel cuore non puoi fare a meno di parlarne e di scriverne. Solitamente quando una cosa piace tanto non c’è neanche il bisogno di star lì a pensare “oddio e adesso cosa scrivo?”.  No, i pensieri vengono naturali e le parole si sprecano.

Tutto è iniziato così: “Ti va di raggiungerci in Nepal? Noi facciamo un trekking e poi visitiamo il Pease”. Questa la proposta ormai di qualche anno fa e ovviamente la risposta è stata: “Ovvio che si”.
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Ed è stata la decisione che mi ha cambiato la vita.

Atterro nella capitale e dopo poche ore di Kathmandu volevo già tornare a casa: il caos era indescrivibile e poi tutti quei clacson che suonavano senza alcun senso, almeno in quel momento, erano snervanti. Poi sono arrivata in un’oasi, al Planet Hotel di Bakhtapur, e lì la musica è cambiata: non c’era più alcun rumore. La gente, poi, mi ha fatto sentire a casa. Così curiosa come una bambina inizia il mio primo viaggio in questo paese d’altri tempi: Bakhtapur, Patan, Kathmandu, musei a cielo aperto e poi loro le maestose montagne che incorniciano il nord del Paese. Praticamente un quadro!

Ma la gente, umile, gentile, buona e soprattutto sorridente. Non hanno nulla eppure sono in grado di offrirti tutto e quello che sul loro volto non manca davvero mai è quello splendido sorriso che li rende unici e dona ai loro occhi una luce straordinaria. Così restavo incantata, come una bambina, ad osservarli.
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Dopo quel primo viaggio ce ne sono stati altri due. L’ultimo è durato due mesi e mezzo. Due mesi e mezzo vissuti alla nepalese, con bambini e tanti amici, insomma una famiglia, una seconda casa. Mi hanno accolta senza chiedermi nulla ma dandomi un’esperienza di vita che nessun libro ti può insegnare. E soprattutto sono tornata un po’ bambina, vivendo alla giornata, con quella spensieratezza che è tipica della giovane età, con l’innata curiosità che perdiamo crescendo ma soprattutto con l’incoscienza di non sapere bene cosa stavo facendo e vi assicuro che è stato fantastico! Ho ricominciato a giocare a pallone, a studiare, a cercare i genitori perché mi mancavano e a scoprire il mondo. Loro sono riusciti a colmare le mie carenze d’affetto con uno sguardo e la mia “occidentalità” pian piano ha lasciato spazio a quella parte orientale a me tanto cara.
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Loro, così orgogliosi di essere nepalesi, così fieri di essere la patria del Buddha e così ammaliati dal re delle montagne, l’Everest. Solo loro hanno tutte queste cose e sono patriottici. Proprio per questo riusciranno nuovamente a rialzarsi e a far vedere al mondo quanto valgono. Loro sono la vera bellezza del Paese, perché anche se tutto crolla loro restano e se non ci sono più i monumenti da visitare il Nepal merita di essere vissuto soprattutto per la loro gente, perché sono gli abitanti che rendono bello un luogo!
Ringrazio di aver visto e vissuto tutto questo e auguro a tutti, un giorno, di fare altrettanto e di trovare quel luogo che chiamiamo casa anche a chilometri e chilometri di distanza.

Grazie Nepal! Grazie Amici!

 

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